martedì 30 novembre 2010

Edoarda.

  La piccola grande donna venuta da una terra grassa cucinava cosce di pollo e risate. Tra i tavoli all'aperto, che avevano già conosciuto le fette di pane e salame di Ottavio, volteggiava. Colorata e leggera. Le notti d'estate, rischiarate dal lume delle candele, parevano più fresche tra quelle macerie indimenticate. Stellate infinite tuffate nei bicchieri di vino di sognatori che, già ebbri di canzoni strappate al silenzio, sostenevano un mondo, il mondo di Dudù. Lei che un giorno aveva scambiato una pensione nel centro per una pergola sotto la luna rideva come solo sanno ridere le persone che amano la vita. Quel giorno fece un viaggio breve che la portò lontano, sino ad una spiaggia dorata dove i suoi capelli rossi spiccavano ancor di più. Il mondo di Dudù, estetica e sogno. Frittelle e abbracci. Avventura e samba. Voglio ricordarti così, immortalarti mentre sorridi a chi ti porta via una piccola cosa senza toglierti niente. Dudù e il tuo tempo. Alla stazione c'era un bel sole e tanti altri mondi possibili. Dudù hai fatto il biglietto e scalza sei andata, restando ferma mentre il mondo va.

lunedì 29 novembre 2010

Stella cadente.

Quella mattina si sentiva piuttosto zen e con un'ascia in mano decise di abbattere una palma nel giardino. All'alba aveva preso un caffè, in un bar del porto, che era una bomba. Tornando verso casa si domandava se il barista, in realtà, non fosse un kamikaze. La sera precedente stava lì, sul terrazzo, al buio, cercando di vedere una stella cadente, inutilmente. Poi andò un attimo in bagno e si vide allo specchio. " OK " si disse " mi sono lasciato andare. Troppi yogourt, tisane, letture importanti, poca televisione, bicicletta, niente fumo, acqua a fiumi. Da oggi si torna ad una vita più sana: Gazzetta dello Sport e fiasco di vino." Prese il telecomando e lo puntò verso lo schermo al plasma 64 pollici che troneggiava nel tinello, che, stranamente, non era marron come quello della canzone di Paolo Conte, e lo accese su Rai Storia. Davano una replica della diretta di un allunaggio di molti anni prima. Un uomo, vestito da un prozio di Dolce e Gabbana, passeggiava sulla luna cercando di ricordare se aveva chiuso il gas prima di uscire di casa. L'astronauta travolto dal dubbio tentava di comunicare col campo base ma le sue parole giungevano spezzettate e nessuno dei presenti a Cape Canavaral riusciva a capirlo. Allora chiamarono sua nonna, alla quale bastò un'occhiata per capire che suo nipote, nonostante stesse sulla luna, era sempre il solito idiota. Salutandolo senza nessuna commozione gli confermò che si, aveva dimenticato il rubinetto del gas aperto, la casa era saltata per aria, tutto era andato distrutto escluso gli amati nanetti di gesso che erano miracolosamente salvi. Dopo avergli raccomandato di indossare sempre la maglia della salute, la vecchia se ne andò brontolando e sputando. Il cronista che seguiva la vicenda non seppe che dire, fece un segnale alla regia e la pubblicità partì. Lui fece click e la TV si spense. " Quello che nella vita realmente serve è un tetto solido sopra le testa e un pavimento di burro sotto ai piedi." Così pensando tornò in bagno e si sedette sulla tazza. Poco dopo si accorse di aver finito la carta igienica.

mercoledì 24 novembre 2010

La telefonata.

Ascolto la telefonata mentre raccolgo la pioggia con il colapasta. Resto immobile. Rivedo il terribile ghigno, l'inossidabile sorriso dei suoi sessantaquattro denti sovrapposti. Chi parla è il re degli squali in caduta libera, si dibatte stretto tra mafie e derby. Ormai anche i barboni lo guardano, maledicendolo lo aspettano preparandogli i cartoni. Lui nel parco da sempre ci abita ma gli alberi più gli appartengono. I borghesi seduti in seconda fila si baciano per non vedere. Le ricche vedove lo giudicano un ladro ma ancora fine gentleman. Attacca lanciando sassi, farnetica, la vita sua è essere simbolo di tenebre abbellite da perline e lustrini. Nelle vene ha sangue destinato a seccare. Si affiderà a medici compiacenti impotenti davanti all'immininente disfacimento. Un servo comporrà per lui l'ultimo canto, mentendo. Ci vorrebbe un poeta del male per spedire una cartolina ben scritta di saluti. Lui ha Bondi e Pato. Il primo non sa scrivere, il secondo sa palleggiare ma non con il destino. Scivolando nel fango gelido manderà baci lanciando gli ultimi diamanti alle Ruby di tutto il mondo che vedrà restringersi contro le stelle. Infine, finalmente, sparirà inghiottito da un buco nero grande come uno spot. Dio non lo guarderà stanco com'è delle sue stupide barzellette. Lontano, una melodia francese farà da tappeto musicale al suo addio.
Ascolto la telefonata mentre raccolgo la pioggia con il colapasta.

martedì 23 novembre 2010

Senza stivali.

  Il gatto rientrò a casa senza gli stivali. La notte era volata via discutendo con Robin Hood sulla utilità di togliere ai ricchi per dare ai poveri. Quello che lo disturbava era il fatto che, una volta rapinati, i primi sarebbero diventati poveri ed i secondi ricchi. Si sarebbe dovuto quindi ritogliere ai secondi per restituire ai primi e così via all'infinito. Inoltre, in tutto questo giro di giostra, alla fine, tutti sarebbero caduti a terra senza capirci più niente. Poi si era accorto che, mentre esponeva animatamente le sue idee, Robin Hood non lo ascoltava affatto preso com'era dagli occhi di Biancaneve. Decise allora di lasciar perdere quell'idiota in calzamaglia verde e chiamò a se i sette nani per parlare con loro in merito alle qualità fisiche e morali della pallida ragazza. Questi si presentarono in sei, Pisolo non ne voleva sapere di svegliarsi, e non se ne fece nulla. Leggermente disturbato da tanta anarchia, che mai avrebbe pensato potesse far parte del mondo delle favole, si sedette ad un tavolo a forma di fungo con il Cappellaio Matto ma questi non faceva altro che caricare un orologio a forma di coniglio e non era minimamente interessato alla politica. Sconsolato si alzò e si diresse verso casa. Sulla via incontrò Don Chisciotte che, stanco di lottare contro mulini a vento e dopo aver licenziato Sancho Panza senza avergli pagato nemmeno i contributi ed aver macellato Ronzinante, gli comunicava che lasciava questo mondo per trasferirsi alle Maldive con Cenerentola dove intendevano aprire un negozio di scarpe o, in alternativa, un porno-shop. Restò basito, senza più parole. Salutò comunque cordialmente il Cavaliere che si era venduto il cavallo per favorire i capricci di una serva ed, accorgendosi che il Don era sfornito di scarpe, gli regalò i suoi stivali per toglierselo rapidamente dai coglioni.
Così rientrò a casa a zampe nude. Appena dentro tirò fuori dalla tasca il cellulare e chiamò l'Agenzia di Viaggi di Alice  e le confermò che avrebbe portato solo un piccolo bagaglio a mano nel Paese delle Meraviglie.

sabato 20 novembre 2010

Punti fedeltà.

Ricordi il tempo in cui vivevi come fosse sempre estate? Bottiglie di vini pregiati rubate nei ristoranti, scritte rumorose lasciate con rossetto rosso fuoco sugli specchi, notti randagie, libera da ogni guinzaglio, in cerca di anatomie esaltanti. I tacchi a spillo sempre conficcati negli occhi del mondo. Non chiedevi mai l'ora e non possedevi orologi. La musica era il tuo tempo, il tuo silenzio, la tua pace. Il sesso un sasso da scagliare con forza nel cuore di qualcuno. Tanta bellezza, nessuna paura. Tendevi all'infinito disegnando un mondo di architetture ricche.
Ricordi? Così per sempre vivere, dicevi. Portavi sulla bocca parole leggere ed in centro la tua pelle. Le tue scollature ferivano mortalmente, i tuoi denti scintillavano furore. Ora spingi un carrello sempre troppo pieno nei supermercati in cerca di offerte promozionali, apparecchi la tavola allineando perfettamente le posate, voti a sinistra con la mano destra. La sera entri nel letto in modo ordinato e al mattino ti svegli senza aver stropicciato le lenzuola. Che fine hai fatto Mademoiselle baciatemi e scordatemi? Oggi è domenica e conterai i punti fedeltà. Ne mancheranno solo un milione per vincere un pezzetto bello tondo di cielo d'estate.  

venerdì 19 novembre 2010

Seicento secondi.

Da dieci minuti è passata la mezzanotte. Da dieci minuti un nuovo giorno è cominciato. Dieci minuti fa era un po' più giovane. Ora è un po' più vecchio: dieci minuti in più. Seicento secondi, seicento battiti. Contati uno ad uno, con attenzione, con timore. La luna è uno straccio bianco appeso al vetro, un alone, una macchia nel cielo. La polvere è lì, sul vassoio d'argento. In attesa. Non ci resterà molto. Bianca come la pelle di questa notte, come la neve dell'altro ieri. Scendeva copiosa, fiocchi soffici, quasi caldi. Un mistero per un posto adagiato sul mare. Nel mese di agosto, i bagnanti vocianti con doposci ai piedi. Poi tutto è tornato normale. La spiaggia dorata, i pattini nell'acqua salata, le ragazze in bikini. Ombrelloni, sdraio, lettini, creme, secchielli, palette, bambini, bagnini e il vecchio juke-box che tanto ha fatto sognare.
Seicento secondi, seicento battiti. E' tempo di spolverare.  

giovedì 18 novembre 2010

Mare immobile.

Dalla finestra guarda un mare immobile. Una striscia blu sopra a tetti rossi. Un graffio nel cielo, un Campari Soda, una fantasia. Ha già fatto le valigie ma rimane ad aspettare. Si è messo in lista. Pensa a quello che non aveva mai pensato. Immagina cose mai immaginate. Mille modi di odiare, di amare. Nella testa ha tutta la musica che ha accompagnato i suoi sogni. In una mano le chiavi dell'appartamento dove si è perduto, nell'altra una sigaretta spenta. Non avrebbe mai voluto farle del male ma le conficcò lo stesso una lama nel cuore. Non avrebbe mai dovuto farle del male ma le spaccò lo stesso il cuore. Poi si amputò il dito medio della mano sinistra e lo mangiò. Poi telefonò ed aprì la porta. Quando arrivarono annunciati da una sirena spiegata, lo trovarono alla finestra. In silenzio guardava un mare immobile, una striscia blu sopra a tetti rossi.