sabato 16 marzo 2013

Il Campionato 2.

Appena in tempo, liberi dall'impellente impegno di cui vi avevamo informato, riprendiamo la nostra cronaca.
Durante la breve pausa pubblicitaria il gioco è ristagnato a centrocampo. Gli onesti, con qualche macchia di rosso in più sulla maglietta, hanno trattenuto la palla  con una fitta rete di passaggi trasversali facendo ballare gli avversari ladroni come e meglio del Barcellona. Poi, improvvisamente, il solito Bersani, mediano incontrista che non finisce di stupire, è scattato palla incollata al piede, partendo dalla linea di fondo, ha dribblato l'anziano, imbolsito regista avversario Berlusconi, commettendo anche un lieve fallo infilandogli il medio in un occhio, ma l'arbitro Napolitano, con viva e vibrante soddisfazione, ha lasciato, secondo noi giustamente, correre. Il Bersani, appena oltrepassata la metà campo, non contento, sempre palla al piede, è tornato indietro rifilandogli anche un calcio nel culo e, anche questa volta con viva e vibrante soddisfazione, l'arbitro Napolitano ha fatto proseguire il gioco. A questo punto l'eroico mediano, pur tentato di fermarsi un attimo e sparare qualche cazzata, tipo " non siamo mica qui a tagliare i bordi ai toast", ha resistito alla tentazione ed ha proseguito, ad ampie falcate, a testa bassa, verso la porta avversaria dribblando un po' tutti gli avversari. Giunto al limite dell'area si è trovato la strada verso la vittoria chiusa da una nutrita barriera formata da un gruppo di puttane travestite da parlamentari. Dopo aver alzato la testa, con una palombella rossa ha passato la palla al solito fantasista Grillo che, lasciato per un momento il piatto di trenette al pesto che stava consumando a bordo campo, si è fatto trovare al posto giusto nel momento giusto e con un perfetto, preciso colpo di tacco ha restituito la sfera al Bersani che colpendola al volo, in rovesciata stile Parola, l'ha spedita proprio sotto l'incrocio dei pali: GOAL!!!!
Pietro Grasso è Presidente del Senato: 2 a 0. Fortissimo fischio, con viva e vibrante soddisfazione, dell'arbitro Napolitano e palla al centro.
Pausa pubblicitaria, ancora giusta dopo tali emozioni, con le consuete ballerine, i balocchi e i profumi.
Naturalmente il vostro cronista ne approfitta subito per correre alla buvette dello stadio e farsi una bella, fresca, spumeggiante birra.
A presto.

Il Campionato.



Campionato, a girone unico e di sola andata, della XVI Legislatura della Repubblica Italiana.

La cronaca:
 
Dopo un breve ma intenso periodo di studio a centrocampo, le due sole formazioni iscritte al Campionato, quella degli onesti, casacca bianca appena macchiata di rosso, calzettoni verdi e pantaloncini strappati, e quella dei ladroni, maglia azzurra con strisce orizzontali rossonere, calzettoni firmati Dolce & Gabbana, pantaloncini di velluto millerighe Visconti di Modrone, iniziano a fare sul serio. Al terzo minuto il centromediano metodista Bersani, uno che per grinta, muscoli e testardaggine ricorda il mitico Furino, vince di forza un contrasto, sradica la palla ad Alfano, triangola col fantasista Grillo che gli ritorna, senza gigioneggiare come al solito, la palla. Il Bersani incuneandosi abilmente nella difesa avversaria, riceve l'assist, addomestica la palla con un perfetto stop a seguire e, dopo aver fintato prima a sinistra, poi a destra, esegue un'incredibile veronica e con una puntata pazzesca, degna del miglior Calloni, infila la porta avversaria lasciando il portiere Santanchè di stucco e silicone.

Rete!!!!!!!

Laura Boldrini è Presidente della Camera: 1 a 0 e palla al centro.

L'arbitro Napolitano, con viva e vibrante soddisfazione, convalida il goal ed indica, senza indugio alcuno, il disco del centrocampo.
 
Dissolvenza e pausa pubblicitaria. Dopo tanta emozione una giusta pausa con ballerine, balocchi e profumi.

Il cronista ne approfitta subito e lascia, momentaneamente, la postazione a causa di un impellente impegno.

A presto.

sabato 23 febbraio 2013

La notte prima delle elezioni.

La notte prima delle elezioni gli aventi diritto al voto andarono a dormire in compagnia di un sogno.
La notte dopo le elezioni dormirono un sonno agitato a causa di molteplici incubi. Avvitandosi continuamente nel letto come trottole impazzite cercavano di ricordare dove avessero messo la croce, sulle schede o sul tavolino sul quale le avevano aperte, distese e ben allineate, oppure se la matita fosse spuntata, spezzata, rotta, o se si fossero sbagliati di seggio, di circoscrizione, di via, di piazza, di paese o città. Per quanto si impegnassero non riuscivano proprio a ricordare. Un buco nero enorme la memoria,  il buio totale. Eppure erano certi di essere stati in un qualche luogo, di avere presentato un documento d'identità a qualcuno, di avere ricevuto in cambio delle schede di diverso colore, di essersi avviati alla cabina, di essere entrati e, dopo essersi accertati che alcun occhio indiscreto li stesse osservando, aver votato. Certo, questo è indiscutibile, votare avevano votato ma per chi? Erano tutti sicuri di aver votato per quello giusto ma i risultati dicevano il contrario, i voti erano andati, tutti, a quello ingiusto. Possibile che si fossero sbagliati, che avessero commesso un così marchiano errore? Il giorno dopo le elezioni nulla era cambiato anche se tutto pareva cambiato. Il giorno dopo le elezioni la maggior parte degli aventi diritto al voto, causa disoccupazione,  restava al freddo tra le coperte tarlate, il riscaldamento ormai da qualche inverno, per funzionare, a causa del taglio dell'erogazione del gas, aspettava l'estate, sul comodino una pila di bollette scadute da pagare, sotto ad un piede claudicante di un letto traballante il libretto degli assegni, la carta di credito ed il bancomat a formare un cuneo, assolutamente non fiscale,  per migliorarne la stabilità, il frigorifero sempre e comunque vuoto, il senso di solitudine, sfinimento, rassegnazione ed abbandono cordialmente uguali a prima. Il giorno dopo le elezioni non restava che guardare al futuro con la consapevolezza che solo quello prossimo, rappresentato dall'ufficiale giudiziario che munito di un'ascia stava abbattendo la porta di casa per dare il via ad uno sfratto definitivo, per voi sarebbe avvenuto. Di futuro remoto, anche solo come ipotesi grammaticale, nemmeno a parlarne.
Lontano, da qualche parte, in una terra baciata dal sole, il popolo felice Dei Non Aventi Diritto Ad Alcun Voto continuava a dormire tranquillo.
 

venerdì 1 febbraio 2013

Le stelle sono tante.

E' notte e le stelle sono tante, milioni di milioni.
Rotola un barattolo lungo la via spinto dal vento. Un gatto blu attraversa lentamente la strada. Un uomo si avvicina stretto in un impermeabile nero, si ferma, rapido apre l'impermeabile, lo lascia cadere a terra, rimane nudo e, urlando "io sono mio!", comincia a correre. Ha il culo bianco, lattiginoso. Una via lattea in decomposizione. Dalle finestre affacciate sulla notte la luce intermittente delle televisioni, il fruscio dei pc, il frastuono del nulla. Un predicatore, seduto su di una panca alla fermata, aspetta un tram chiamato desiderio. Formalmente nulla da eccepire, peccato che le rotaie, da queste parti, le abbiano tolte da un pezzo. Appoggiata ad un lampione spento la vecchia puttana in saldo offre se stessa. Inutilmente, al buio non la vedrà mai nessuno. All'incrocio dei mille semafori qualcuno ha ormeggiato una barca, un'altro una scatola con dentro il mare. Al bar dell'angolo il solito gruppo di beoni ottusi teorizza sui retti. Pitagora, l'anziano barista, da tempo non li sopporta più. Dal vicino forno odore di pane, focaccia, cornetti. L'aurora è lontana, l'alba chissà dov'è.
E' notte. Le stelle sono tante, milioni di milioni.

sabato 19 gennaio 2013

Rewind: Rischiatutto.

" Ahi, ahi, ahi.. Signora Longari! Lei mi cade sull'uccello!"
Mitico Mike!
Correva l'anno 1970, in Italia il Governo istituiva le Regioni a statuto ordinario ed il Parlamento approvava lo Statuto dei lavoratori. A Reggio Calabria disordini e fenomeni di guerriglia urbana, strumentalizzati dall'estrema destra, sconvolgono la città a causa della decisione del Governo di eleggere Catanzaro capoluogo regionale. Fallisce un golpe ordinato dal principe Junio Valerio Borghese con la complicità di deputati missini. Lucio Battisti, con Mogol, compie il viaggio Milano/Roma a cavallo e lancia, a Speciale per voi di Renzo Arbore, Il tempo di morire e Fiori rosa, fiori di pesco. Si tiene il Convegno di Pecorile, con il quale ha fine l'esperienza di Sinistra Proletaria. Alcuni, tra cui Curcio, Cagol, Franceschini, decidono di passare alla lotta armata e, nel mese di settembre, si ha la prima azione firmata Brigate Rosse: viene incendiata l'automobile di un dirigente della Sit Siemens nel quartiere  Lorenteggio di Milano. Comincia la carriera, nel Giulianova, del calciatore Renato Curi. Finirà sette anni dopo, davanti a 30.000 spettatori durante l'incontro Perugia-Juventus: alle 15:34, 5 minuti dopo l'inizio del secondo tempo, Renato Curi compie uno scatto per raggiungere la palla senza arrivarci mai. Morirà poco dopo stroncato da un infarto. La maggioranza parlamentare approva la Legge sul Divorzio. Paolo Villaggio pubblica sull'Europeo e l'Espresso i primi racconti dove compare Fantozzi. L'anno dopo questi racconti confluiscono nell'opera prima "Fantozzi". Giangiacomo Feltrinelli fonda i GAP ( Gruppi d'Azione Partigiana ). Morirà due anni dopo dilaniato da un'esplosione, ai piedi di un traliccio dell'alta tensione, a Segrate vicino a Milano. Più o meno nello stesso luogo dove, un altro editore con tutt'altre idee in testa, opterà, poco dopo, per un laghetto con i cigni. Patty Pravo arriva quinta, in coppia con little Tony, al Festival di Sanremo, con " La spada nel cuore " firmata da Battisti. Muoiono Jimi Hendrix e Janis Joplin. Il 17 giugno, a Città del Messico, si gioca la famosissima "Italia-Germania 4-3" poi definita la partita del secolo.
Insomma un anno bello pieno di accadimenti, uno dei quali, ancora oggi, è vivo nella memoria collettiva degli italiani: la battuta di Mike.

giovedì 17 gennaio 2013

Rewind: Scala Reale.

Anno 1966, sabato sera.
Da una enorme scatola magica, dotata di alcune misteriose manopole, qualche valvola, un trasformatore ed uno schermo nero, issata, qualche giorno prima, da braccia decisamente robuste su di un altissimo carrello, fuoriuscivano il mezzobusto, poi il primo piano del testone appeso ad un collo taurino con vene gonfie  all'inverosimile quasi sul punto di esplodere, di Claudio Villa. L'ugola potente sparava Granada, mettendo a dura prova le mie orecchie ed il modesto altoparlante di cui era dotato il cassone. Venne il momento del finale, il Reuccio, così lo chiamava mia nonna, inspirò profondamente, protese il petto in fuori, caricò il diaframma e sparò un acuto terrificante. A me si rizzarono i capelli, a mio zio volò via il parrucchino, ad un vicino, ospite in quanto non ancora possessore di quella cosa che presto sarebbe diventata il nuovo focolare di tutti gli italiani, schizzò la dentiera. L'acuto durò parecchio e, nel momento del massimo sforzo, al Reuccio, l'inquadratura fissa era ora a tutta figura, saltò la patta dei pantaloni ed un cazzo enorme, in possente erezione, si manifestò improvviso bucando, come si dice in gergo televisivo, lo schermo. Il pubblico presente in sala, prima inorridì poi scoppiò in un entusiastica ovazione. Gigliola Cinquetti, urlando" non ho l'età ma fa lo stesso!" si tuffò, novella Weissmuller, cercando di impossessarsi del magnifico, Sandie Shaw, detta la cantante scalza, intonando " Lo vuole lui, lo vuole lei." scivolò rapidamente sui piedi scalzi, finendo in ginocchio davanti al Reuccio nascondendo così, con la sua capigliatura bionda, e chissà che altro, il corpo del reato. In scena entrò Pappagone, ovvero Peppino De Filippo, disse " ecque  qua!" e la trasmissione si interruppe. Mio zio, piuttosto eccitato, colto da leggera ira, prese a colpire la scatola con pugni terrificanti e, non si è mai saputo se per merito suo, l'immagine in bianco e nero tornò. I cantanti si tenevano per mano, alcuni visibilmente tesi, altri sorridenti ed il presentatore proclamò il vincitore di quella Scala Reale. Vinse la gara canora, stracciando tutti, Claudio Villa.
La giuria, si seppe dopo, era composta in prevalenza da donne, quasi tutte casalinghe, disilluse quanto basta ma ancora in grado di capire bene cosa conta, veramente, nella vita.    

sabato 1 dicembre 2012

Il Piccolo Circo 10.

Il Piccolo Circo chiude.
No, non sono le attrazioni che mancano. Il nostro Piccolo Circo ha sempre un leone di pezza, dei nani ancora più alti ed un'infinità di numeri straordinari in programma, tra questi un nuovo partito a firma Berlusconi, il feroce rottamatore Renzi, il tacchino sul tetto dell'auto di  Bersani, le lacrime, senza dignità, di Emilio Fede alla presentazione del suo movimento di assenti, il tornado che si abbatte sul tifone dell'Ilva, dei sindacati insindacabili ed altri ed altri ancora. Un elenco lunghissimo, infinito. In copione, scritte da autori formidabili, ci sono nuove battute memorabili  come " due o tre morti in più che cambia?" o " voglio che la gente, andando al lavoro, possa ritornare a dare del tu alla speranza!". Roba da far sbellicare dalle risate qualsiasi pubblico pagante.
Nemmeno della crisi è la colpa, il Circo, nonostante tutto, tira sempre.
Il vero problema è il minestrone.
Il Direttore non lo ama più, non ha più voglia di prepararlo, di distribuirlo. Così si chiude, definitivamente.
Si gettano le maschere, i costumi, i lustrini. Niente più donna cannone ne cannonate. Basta con i clown d'occasione, saltimbanchi, nani fuori misura. Gli animali, anche se di pezza, liberi. Si spengono le luci.
Il tendone colorato ora è al buio, vuoto, dimenticato.
Fuori nevica, tutto è bianco, un silenzio vestito di neve.
Un corpo pesante cammina  lasciando una scia d' impronte leggere.
Dietro le  spalle, il suo vecchio mondo brucia.