mercoledì 23 febbraio 2011

Nel blu dipinto di blu.

File:Dendrobates azureus (Dendrobates tinctorius) Edit.jpgDopo il diploma di scuola superiore ad indirizzo Tecnico Commerciale, conseguito con infamia e senza lode, decise d’iscriversi alla Facoltà Universitaria di Farmacia, causa travolgente passione per una mora dagli occhi blu, figlia  del farmacista  del quartiere dove abitava. Superò brillantemente il primo esame , Farmacopea nelle disfunzioni erettili, con una accurata tesina su di un nuovo farmaco che avrebbe stravolto le leggi della Fisica Idraulica ridando nuovo vigore a corpi cavernosi che nulla avevano più di cavernicolo. Ciò che colpì gli esaminatori fu la cocciuta insistenza  sul colore da dare alla meravigliosa pillola, il blu. Gli risero in faccia ma gli diedero un bel trenta per ripagarlo del buon umore che aveva portato nell’austera aula. Irritato dalle blandizie a cui era stato sottoposto e incurante del voto lasciò nei cessi dell’Ateneo i fogli riportanti il suo lavoro di ricerca. Furono ritrovati anni dopo da un laureando con problemi d’intestino che divenne in breve tempo ricchissimo. La sua carriera di studente universitario finì poco dopo quando scoprì che la ragazza dei suoi sogni si era concessa ad un peloso nerboruto idraulico. Distrutto dalla delusione prese a calci l’intera Facoltà e, scoprendosi portato, si diede al football. Divenne così una promettente mezz’ala, dal fiato un po’ corto ma dal tiro debole ed impreciso, di una delle squadre della città.. Non essendo particolarmente tifoso di nessuna, aveva scelto quella che, secondo lui, aveva la casacca più bella: blu intenso traversato da righe orizzontali multicolori. Ancora una volta il blu aveva colpito. Le righe no, per lui erano solo un inutile optional. Alla prima partita cui venne convocato, per la contemporanea mancanza di dieci titolari e l’esaurimento di tutte le riserve, gli venne consegnata la divisa completa di pantaloncini e calzettoni e lui, appena la ebbe tra le mani, strappò via le strisce colorate pretendendo che i compagni facessero lo stesso prima di scendere in campo. Sfortunatamente passava di lì, proprio in quel infausto momento, il capo degli ultrà della tifoseria più accesa che, erroneamente interpretando il gesto come offensivo verso i colori sociali, gli ruppe entrambe le gambe. A seguito di questo increscioso episodio decise di lasciare il calcio giocato e passò a quello ingessato. Quando lo rimisero in piedi si ritrovò con uno degli arti inferiori più corto di sei centimetri, a causa del quale la sua camminata risultava alquanto sbilenca ma stranamente sinuosa. Ne rimase affascinato a tal punto da decidere di intraprendere la carriera di ballerino professionista di tango argentino. Grazie ad un corso per corrispondenza ed ai consigli di una vecchia zia sorda riuscì a raggiungere un discreto grado di preparazione e, poco dopo, si presentò ai Campionati Nazionali di Ballo Figurato Sudamericano. Come compagna di danze scelse una signora zoppa di lontana origine andalusa, normalmente svolgeva attività all’aperto, di notte, sotto le stelle, scaldandosi al fuoco di grossi copertoni usurati donati da generosi camionisti di passaggio, che accettò di buon grado in quanto, per quella sera, le previsioni del tempo davano pioggia battente e lei non voleva rovinarsi la piega appena fatta dal parrucchiere. All’appuntamento col destino sotto forma di Bandoneon lui si presentò in completo interamente blu oltremare, capelli esageratamente impomatati e una rosa rossa incastrata tra i denti,  lei  con un succinto abito in lattice confezionato con le sue mani ed impreziosito da preservativi di varia foggia e colore. La giuria assegnò loro il 69 come numero di gara e li invitò a posizionarsi in pista. La prima prova prevedeva un tango con figure obbligatorie e loro eseguirono molto obbligati. La seconda con figure libere e loro furono molto liberi. La terza ed ultima doveva concludersi col più perfetto dei Caschè possibile e loro cascarono in un modo impossibile causando un effetto domino mai visto prima in un concorso di ballo. Vennero squalificati a vita e anche a morte se mai si fossero ripresentati. Quattro giganteschi buttafuori vestiti di muscoli ed organza li sollevarono da terra e li lanciarono in una pozza di fango, sotto la pioggia, fuori dalla  balera. Lei piangeva disperata per la piega rovinata. Lui asciugandole le lacrime vide per la prima volta il colore dei suoi occhi.                     “Blu! Cazzo..Sono blu!” urlò disperato mentre con le mani frugava nervosamente nelle tasche alla ricerca del cellulare. Quando lo trovò compose rapidamente il numero del Radiotaxi: " Presto un taxi!!! Via delle Capinere 12..si davanti alla balera. E che sia giallo, mi raccomando!"

2 commenti:

  1. mi sono fatta un sacco di risate signor Minguzzi......... BRAVO!!!

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  2. Surrealismo per surrealismo, potrebbe anche arrivare un taxi blu. Dai tempi di " ... newspapers taxis appear on the shore ... " può veramente capitare di tutto!

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