sabato 1 dicembre 2012

Il Piccolo Circo 10.

Il Piccolo Circo chiude.
No, non sono le attrazioni che mancano. Il nostro Piccolo Circo ha sempre un leone di pezza, dei nani ancora più alti ed un'infinità di numeri straordinari in programma, tra questi un nuovo partito a firma Berlusconi, il feroce rottamatore Renzi, il tacchino sul tetto dell'auto di  Bersani, le lacrime, senza dignità, di Emilio Fede alla presentazione del suo movimento di assenti, il tornado che si abbatte sul tifone dell'Ilva, dei sindacati insindacabili ed altri ed altri ancora. Un elenco lunghissimo, infinito. In copione, scritte da autori formidabili, ci sono nuove battute memorabili  come " due o tre morti in più che cambia?" o " voglio che la gente, andando al lavoro, possa ritornare a dare del tu alla speranza!". Roba da far sbellicare dalle risate qualsiasi pubblico pagante.
Nemmeno della crisi è la colpa, il Circo, nonostante tutto, tira sempre.
Il vero problema è il minestrone.
Il Direttore non lo ama più, non ha più voglia di prepararlo, di distribuirlo. Così si chiude, definitivamente.
Si gettano le maschere, i costumi, i lustrini. Niente più donna cannone ne cannonate. Basta con i clown d'occasione, saltimbanchi, nani fuori misura. Gli animali, anche se di pezza, liberi. Si spengono le luci.
Il tendone colorato ora è al buio, vuoto, dimenticato.
Fuori nevica, tutto è bianco, un silenzio vestito di neve.
Un corpo pesante cammina  lasciando una scia d' impronte leggere.
Dietro le  spalle, il suo vecchio mondo brucia.

lunedì 12 novembre 2012

Il Piccolo Circo 9.

Il Piccolo Circo ha un leone di pezza, uno che prima era Ministro nano ed ora è solo un nano, cinque candidati alle primarie del PD. Il Direttore, previa e, a scanso di equivoci, preventiva somministrazione dell'amato minestrone ad un pubblico, bestemmiatore e turbolento, di ex iscritti al vecchio PCI, dopo aver spento le luci di sala, ed illuminato la pista con un potente occhio di bue, ha rapidamente provveduto a posizionare l'urna per raccogliere i voti di preferenza al centro dell'occhio, liberando subito dopo, profittando del buio, alcuni coccodrilli giunti appositamente dal Nilo, accompagnati da un paio di faraoni ed uno stuolo di mummie facilmente riconoscibili una volta sbendate. Mentre alcuni addetti del Circo, un paio di ex parlamentari leghisti andati via da Roma e subito persi per aver chiesto indicazioni in stretto lombardo sulla via più breve per raggiungere Abbiategrasso ad alcuni Rom incontrati lungo il cammino, si davano da fare per giungere all'identificazione, incontrando non pochi problemi a causa del cattivo odore emanato da loro stessi, provocando proteste a non finire tra le profumate mummie. Nel frattempo il voto si svolgeva ordinato, gli ex iscritti del PCI, uno ad uno, venivano invitati a votare da una suadente voce femminile di vecchia compagna ma, nonostante tale sirena, ognuno restava immobile e rifiutava qualsiasi scelta. Poi si passava allo spoglio e i candidati venivano invitati a scendere nell'arena. Subito dopo un ex partigiano, oggi terribile domatore di ogni specie di bestia, munito di un numero imprecisato di fruste, tutte perfettamente ingrassate e pronte all'uso, provvedeva a spogliarli colpendoli ripetutamente con un accanimento ed una forza inaudita considerando la sua età. Alla fine del numero gli applausi furono scroscianti. Poi si riaccesero le luci in sala ed il pubblico uscì festoso ed ordinato cantando l'Internazionale. Sulla sabbia della pista restarono alcuni brandelli di carne frollata al punto giusto che i coccodrilli parvero gradire parecchio.  

lunedì 8 ottobre 2012

Il Piccolo Circo 8.

Il Piccolo Circo ha un leone di pezza, un pensionato nano, alto  un metro e trenta ma con un collo lungo come quello di una giraffa, ed una manciata di occhi  senza  viso. Il pubblico pagante, numeroso, indisciplinato ed affamato come sempre, aspetta che il Direttore dia il via allo spettacolo sparando nel cielo, attraverso il tendone strappato, la donna cannone. Le stelle sono tante oltre lo straccio, milioni di milioni e la donna cannone, da sempre, lo sa. Volerà, come tutte le sere, senza paura, per la gioia e lo stupore di grandi e piccini ad un'unica condizione, essere esentata dal dover sorbire l'odiato minestrone. Dopo lunga, estenuante trattativa con il Direttore si arriva ad un accordo: niente minestrone ma tripla carica al cannone. "BOOOMMMM!!!".. Così la donna cannone, quell'enorme mistero volò, tutta sola verso un cielo nero nero s'incamminò, tutti chiusero gli occhi nell'attimo in cui sparì, altri giurarono spergiurarono che non erano mai stati lì. Da da dan, da da dan, da da dan, dan dan dan.... Quando gli occhi dei presenti si staccarono dal cielo e puntarono la pista, videro, alla luce fioca di trenta candele, il pensionato nano con il collo lungo come quello di una giraffa ballare il tip tap a piedi nudi su carboni ardenti. Alla fine del numero tutti applaudirono convinti, anche il Direttore Generale dell'INPS, casualmente tra il pubblico, contento di poter depennare un vitalizio.
Poi si spensero le luci, tacquero le voci e nel buio qualcuno, con voce suadente, sussurrò: Minestrone?
La manciata di occhi, dimenticata da tutti, si riempì di lacrime ma, non avendo un viso su cui scorrere, restarono lì, appese a quegli occhi.Quella notte il mondo continuò, come sempre, a girare. Della donna cannone nessuno seppe più nulla.
 

martedì 25 settembre 2012

Il Piccolo Circo 7.

Il Piccolo Circo ha un leone di pezza, un tappeto di finta pelle striato con testa di tigre ed una grande griglia elettrica sulla quale stanno rosolando le gambe dei nani. Il pubblico pagante, questa sera piuttosto numeroso e particolarmente affamato, segue con attenzione il lento procedere della cottura. Nel mentre, per ingannare l'attesa, viene riproposto il numero degli acrobati dalle mani sudate ma con una variante: le barre dei trapezi sono state  unte d'olio e la pedana di lancio cosparsa di viscide saponette. Naturalmente la rete, per i soliti motivi di bilancio, non è stata prevista. Gli acrobati di turno, due ex impiegati della Regione Lazio a fine cassa integrazione straordinaria, tragicamente sottopeso, in costume da antico romano, spinti dalla frusta del Direttore e, soprattutto, dalla di lui minaccia di fargli gustare l'amato minestrone, rapidi salgono la scaletta di corda fino alla cima, mettono piede sulla pedana, scivolano sulle saponette, tendono, disperatamente, le ossute mani al trapezio,  mancano di poco la presa, l'olio si rivelerà una spesa superflua ai fini della riuscita del numero, e cadono nel vuoto schiantandosi rumorosamente sulla pista. Mentre il poco sangue rimastogli tinge, di un rosso sbiadito, la sabbia, il pubblico generoso applaude. Prima di spegnersi definitivamente, uno dei due novelli acrobati tenta, rantolando un inchino, di ringraziare. Inutile sforzo, ancora una delusione. Le ovazioni non sono per lui e nemmeno per il suo compagno. Le urla, gli schiamazzi, i battimani eccitati sono tutti rivolti al Direttore che, proprio in quel momento, alza orgoglioso, sopra l'enorme testone munito di cilindro, le gambe dei nani, arrostite alla perfezione, invitando tutti a prenderne un boccone.
Stasera è festa, niente minestrone.

mercoledì 12 settembre 2012

Il Piccolo Circo 6.

Il Piccolo Circo ha un leone di pezza, due nani altissimi cui stanno segando le gambe, per cui stasera non faranno parte dello spettacolo, ed uno stilista ubriaco. Al pubblico presente, scarso ed intollerante, si propone una sfilata di bassa moda. Ad ognuno dei paganti viene confezionato un abito su misura senza tener minimamente presente alcuna proporzione. Poi si spengono le luci, tacciono le voci e nel buio senti sussurrar: " Ma chi è 'sto calzolaio che ha fatto la mia camicia?".
Lo stilista con un cilindro per cappello, offeso, abbandona la passerella, sculettando se ne va, chi mai sarà.. quell'uomo in frac? Adieu, adieu, addio al mondo, va dicendo ad ogni cosa, ad un gatto innamorato, ad un nano altissimo ormai segato che,pian piano, se ne va. Lalalala, lalalala.
Il Direttore, naturalmente, coglie l'occasione per servire l'amato minestrone al pubblico vociante.
Poi, dopo il caffè, tutti vissero felici e scontenti.

sabato 8 settembre 2012

Il Piccolo Circo 5.

Il Piccolo Circo ha un leone di pezza, due nani altissimi ormai buoni solo come pali a sostegno del tendone, uno stronzo enorme sulla pista di sabbia. All'endemico pubblico pagante, una volta passato al botteghino, viene consegnata una maschera antigas, una ciascuno senza eccezioni. Poi si spengono le luci, tacciono le voci e lo spettacolo comincia. Il leone di pezza resta immobile come sempre, i nani altissimi starnutano, il tendone trema, poi, uno dei due, quello più alto, avverte un'improvviso prurito alla pianta del piede sinistro. Nel chinarsi per darsi una bella grattata molla la presa sulla tenda e la gente fa " OOOHHHHH!?!...". Un'attimo dopo, proprio mentre il Direttore del Circo sta per servire l'amato minestrone, il tendone crolla e lui, cercando di fuggire con il pentolone fumante in una mano ed un mestolo nell'altra, pesta e scivola sull'enorme stronzo e tutto finisce a puttane. La gente ride, urla, applaude convinta. Una lunga, vibrante ovazione. Il leone di pezza piange commosso, i nani altissimi si pisciano addosso, il Direttore, coperto di merda e minestra, raccoglie felice gli applausi. Lo stronzo resta uno stronzo, mai nessuna emozione.

martedì 4 settembre 2012

Il Piccolo Circo 4.


Il Piccolo Circo ha un leone di pezza, due nani alti due metri, ora dubbiosi del loro ruolo e, bisogna riconoscerlo, per quanta autostima dei nani possano avere, comincia ad essere troppo, ed un assassino. Il pubblico, questa sera, è assente. Il leone di pezza non buca, i nani non indossano costumi della taglia giusta, l'assassino non diverte. Troppo banale, la TV ne mostra uno ogni due minuti e, francamente, la gente non ne può più. Il Direttore del Circo non sa a chi offrire l'amato minestrone. Nessun problema, domani sera qualcuno lo gusterà riscaldato.
Emilio Fede, intanto, lamenta povertà e si candida alle prossime elezioni. Amen.

Il Piccolo Circo 3.



Il Piccolo Circo ha un leone di pezza, due nani alti un metro e novantacinque, sono cresciuti un poco, e un pirla che non ha ancora deciso che numero fare. Nell'attesa che questi decida, il Direttore del Circo, in anticipo sui soliti tempi, provvede a distribuire al pubblico, una nutrita ed incazzata comitiva di minatori provenienti dalla Sardegna, l'amato minestrone servito in capienti scodelle che gli isol
ani, traditi dalle luci di sala tenute furbescamente basse, scambiano per caschi da minatore sprovvisti di lampada.
Poi si spengono le luci, tacciono le voci e ne buio senti sussurrar:" Ancu tengasta arrori!"" Ancu ti pigghiri maometto!!!""Ancu chi ti coddede un aiunu a minca arretta!!".
Poi ancora sussurri e grida. Mai abbastanza per chi non ha pace.

lunedì 3 settembre 2012

Il Piccolo Circo 2.

Il Piccolo Circo ha un leone di pezza, due nani alti un metro e novanta, un Presidente del Consiglio che ha la stessa età di Mick Jagger dei Rolling Stones ma non sculetta quando canta. Il pubblico, accorso numeroso nella speranza di veder cadere altri acrobati cassintegrati, pare deluso. Il Direttore del Circo offre, come sempre, il suo minestrone bollente. La gente pare gradirlo. Poi si spengono
le luci, tacciono le voci e nel buio senti sussurrar:" Scusi vuol ballare con me?" E' uno dei nani altissimi che invita una bassa davvero scelta nel mucchio ancora con il cucchiaio di minestra bollente in mano. " Grazie, preferisco di no." risponde la tappa. " Devo prima finire la mia minestra se no salto dalla finestra." " Nessun problema.- risponde il nano altissimo - Da tempo ho imparato ad accettare le sconfitte, i rifiuti, i due di picche. Ballerò da solo, brutta stronza!"
Lo spettacolo, anche per questa sera, volge al termine, al termine della notte, al limitar del giorno, alle soglie di Tannhauser dove, si dice, i nani, anche quelli molto alti, vivano bene.

Il Piccolo Circo.

Il Piccolo Circo ha un leone di pezza, due acrobati con le mani sudate e tre nani alti un metro e novanta. Lo spettacolo è breve ma divertente. Alla fine il domatore offre a tutti i presenti minestrone bollente. Il pubblico, scottato, applaude convinto. Si spengono le luci, tacciono le voci e nel buio i due acrobati dalle mani sudate concedono il bis lanciandosi nel vuoto mancando irrimediabilmente la presa. Il Circo perde due onesti artisti ma acquista in fama e, niente paura, domani lo spettacolo si ripeterà. Persone in cerca di una qualsiasi occupazione, anche momentanea, non mancano.

sabato 11 agosto 2012

Lo spazzino.

Il grasso culo della vecchia baldracca ubriaca schiaffeggia l'afa sobbalzando impetuoso a ritmo di musica. Musicisti vestiti, da donne crudeli, con saldi dell'Upim suonano tristi musiche allegre. Il pubblico, seduto intorno ad approssimative tavole imbandite, digerendo veleno scoreggia e rutta composto. La classe non è acqua, qui infatti è soprattutto vino di misteriosa spremitura e birra senza bianca schiuma. E' festa in paese, la gente lo sa e quindi la evita. Il turista, l'ultimo rimasto, appena evaso da San Vittore, rimpiange la cella intrisa di nebbia, là si che si poteva sognare un mare pulito ed un accordo decente. La sera si fa notte, la notte, per disperazione, vorrebbe farsi ma la droga scarseggia. La banda impazza, impazzendo strombazza, schitarrazza, tamburazza, il cantante starnazza. E' bella la musica, commenta il sordo. Fantastiche le luci colorate sul palco, replica il cieco. Qualcuno vorrebbe i fuochi artificiali ma è tempo di crisi e l'Amministrazione dispersa alle Maldive. Alla fine rimangono in tre, quello morto sorride felice. Sulle note dell'ultimo tango la baldracca, volteggiando pieghe di grasso, si accascia  tradita da un tacco vigliacco. La festa è finita  Le stelle cadenti cadranno in ritardo, nessuna pietà. A terra cartacce, vetri rotti ed una dentiera.  All'alba toccherà ad un anziano spazzino raccogliere il tutto e lui sa bene quanto siano cari, da sempre, i dentisti.

sabato 23 giugno 2012

L'uomo che aveva caldo.

L'uomo che aveva caldo, fregandosene dell'opinione dei vari surgelati, aprì lo sportello del freezer e si buttò dentro. All'interno riconobbe un suo vecchio amico, del quale si erano perse le tracce molti anni prima, e volle complimentarsi con lui per l'ottimo stato di conservazione. Appena sotto all'amico c'era il vecchio nonno in costume da bagno ed un mezzo Toscano appeso alle labbra che, appena lo vide, prima gli chiese un posacenere e, subito dopo, disse che aveva urgente bisogno di recarsi al cesso. Ancora più sotto si trovava una lontana cugina completamente nuda, nota per la sua ninfomania che, appena ne sentì l'odore, cercò di saltargli addosso e, nel farlo, inavvertitamente, ma questo non è certo, venne deflorata da un totano gigante, che si trovava lì ormai da molto tempo ma ancora abbastanza caldo nonostante la temperatura. L'amplesso durò parecchio ed il freezer si surriscaldò.
L'uomo che aveva caldo decise allora di uscirne, mandò tutti quanti a fare in culo e si ricordò di possedere un vecchio ventilatore Marelli. Era certo di averlo messo, tempo prima, in un grande armadio piazzato in cantina. Di corsa fece le scale ed entrò nella cantina. Quando lo aprì, vide sua zia che si asciugava i capelli davanti al vorticar delle pale e lei, appena si accorse di lui, gli chiese subito se aveva, per caso, portato con se dei bigodini. Lui disse di si e sfilò quelli che aveva messo poco prima. Poi decise di tornare di sopra, nell'appartamento intriso di afa, spalancò le finestre ma da queste non entrò aria fresca bensì un nutrito gruppo di Watussi, un paio di leoni, alcune zebre ed un elefante che gli domandarono come si trovasse in Africa. Gentilmente li fece accomodare in salotto ma non rispose alla domanda. Si sedette davanti al televisore e puntò il telecomando. Lo schermo si illuminò rischiarando la stanza, il suo volto e quello dei suoi ospiti erano rapiti: in TV c'era la pubblicità di una scuola di sci estivo, in cima ad un ghiacciaio, naturalmente.

sabato 2 giugno 2012

Il passaggio a livello.



Il passaggio a livello era chiuso.
Appoggiato alla sbarra, in etilica attesa, un ubriaco. Dietro di lui nessuno.
Dopo un anno le sbarre erano ancora abbassate, l'ubriaco sempre lì. Dietro di lui la folla.
Al di qua del passaggio a livello si era creata una comunità, al di là c'era solo campagna.
Un, allora, giovane veneto, di cui non farò il nome, Giorgio, in procinto di intraprendere una vita dissoluta, giunse in bicicletta e, zigzagando tra la gente, si accostò all'ubriaco e gli strinse la mano. Poi passò sotto alla sbarra ed attraversò i binari. Il gesto non passò inosservato, l'intera comunità ne restò scossa. Il venditore di rose pakistano vide nell'insano gesto un grave pericolo per la sua attività, se tutti avessero fatto lo stesso chi avrebbe più comprato una rosa? Il prete ebbe improvvisa paura di non avere più nessuno all'ora della Messa già così poco frequentata, il proprietario del chiosco " La Cantinetta" temette di dover chiudere baracca e burattini e, soprattutto, colto dal terrore, cominciò a pensare a chi mai avrebbe potuto affibbiare le amate olive taggiasche made in china che accompagnavano gli aperitivi. Il folto gruppo di pensionati come avrebbe passato il tempo, senza spendere quasi nulla, se il chiosco avesse chiuso? Gli intellettuali a chi avrebbero dispensato il loro intelletto? I genoani dove sarebbero andati? Non certo a Napoli, dove qualcuno favoleggiava di un passaggio a livello chiuso da più di cinquant'anni, là c'erano solo napoletani, nemmeno gemellati. Le signorine grandi firme, e le signore grandi taglie, dove avrebbero consumato i loro caffè macchiati con latte caldo ma anche freddo? Ed il negro che con la sua enorme mazza suonava i tamburi contemporaneamente raccogliendo caucciù che fine avrebbe fatto?
A risolvere tutto ci pensò l'ubriaco. Pensando di poter imitare impunemente lo scaltro giovane veneto, di cui non farò il nome, Giorgio, si lasciò cadere a terra e strisciando decise di attraversare i binari proprio mentre sopraggiungeva l'unica Freccia Rossa che sarebbe mai transitata da quelle parti, naturalmente per un errore del macchinista. Dopo che l'intero treno, appunto veloce come una freccia, fu passato, del generoso etilista non rimaneva molto e quel poco venne subito coperto da mani pietose leggermente schifate, con fogli di giornale. Il giorno dopo, sulla cronaca locale nemmeno una riga. In fondo nessuno ritenne necessario portare il caso sul giornale visto che solo poche ore prima, il medesimo, vi era finito sotto. A seguito del malaugurato incidente il passaggio a livello restò chiuso in eterno e tutti vissero, al di qua, felici e contenti. Solo il giovane veneto, di cui non farò il nome, Giorgio, restò al di là. Ancora oggi è là, con la sua bicicletta, i baffetti da sparviero, con quella faccia da straniero, un po' pirata, un po' signore, protagonista dell'amore.

sabato 19 maggio 2012

Il giorno delle bombole.

Sull'autobus viaggiavano assonnati e felici. Vi erano saliti poco prima, di buona mattina, per andare a scuola. Alla prima curva uno che occupava un posto nell'ultima fila, seguendo il naturale sbandamento del mezzo, si lasciò cadere sul sedile vicino dove stava seduta colei che segretamente amava. Lei non si scompose ma arrossì rapidamente. Alla seconda curva una ragazza di bell'aspetto si alzò in piedi e fece la migliore imitazione di campionessa di slalom speciale che si fosse mai vista. Alla terza curva gli unici fidanzati del gruppo si baciarono. Poi la strada divenne rettilinea e così proseguì fino a destinazione. Ogni tanto l'autobus si fermava per caricare qualcuno lungo la strada, nessuno scendeva. L'autista, un uomo bruno con un bel paio di baffi e la testa pelata, guidava sereno. Quando arrivarono a destinazione erano le sette di una bella mattina. Scesero disordinatamente facendo il naturale chiasso di chi è giovane e sa che ha tutta una vita davanti per smettere di far casino. I due fidanzati, rimasti avvinghiati per l'intero percorso, scesero per ultimi senza slacciarsi. Le ragazze, la maggioranza, si disposero in gruppo davanti al cancello raccontandosi i loro sogni, i pochi maschi si misero a discutere di calcio, i fidanzati si appartarono dietro ad un pilastro.
Ridevano tutti, felici di esser parte del mondo.
Ancora non sapevano che quello sarebbe stato il giorno delle bombole.

giovedì 17 maggio 2012

Correva l'anno.


Correva l'anno 1958 e mi apprestavo a vedere la luce. Non che lo volessi ma mi dissero, in risposta a precisa domanda, che mi sarebbe toccato vederla. Avendo già piuttosto sviluppata una discreta dose di lungimiranza, tentai di appellarmi ad ogni sorta di associazione per la protezione dei nascituri, all'epoca praticamente inesistenti, di modo che mi venisse concesso di poter nuotare, al caldo, in eterno. Non fu così. Restavano soltanto due giorni di tranquilla, comoda, pacifica vita prima di venire catapultato, in mezzo a milioni di altri disgraziati, nel mondo. Così preparai le valige, feci il biglietto di andata, quello di ritorno mi venne vivamente sconsigliato, era gratis ma io, ancora, non lo sapevo e mi portai verso la rampa di lancio. Quando arrivai al cancello ero solo, primo della fila e, dopo due ore, ero sempre il primo e l'unico. Il tempo non era dei migliori. Faceva freddo ed indossai un loden verde. Uno spermatozoo che, da anni, viveva in clandestinità da quelle parti mi informò che fuori era maggio e che avrei dovuto rivedere il mio abbigliamento. Non sapendo nulla di mesi e stagioni non gli diedi ascolto e ritenni più giusto mettere al collo la voluminosa sciarpa di lana, tipo ruvido, comperata poco prima, con lo sconto del 90%, ad uno dei negozi," Le belle ovaie " mi pare si chiamasse, dello scalo. Comprandola, vista l'offerta, pensai di aver fatto un grande affare ma appena vidi il retro dell'etichetta ebbi il sospetto di una fregatura. C'era scritto: " Bimbo, svegliati! Se pensi che una stupida sciarpa potrà proteggerti dalle intemperie che incontrerai la fuori sei proprio fottuto!" Naturalmente, sul momento, non capii il criptico messaggio e non gli diedi peso. Rimasi altri due giorni, da solo, in fila con me stesso, con le valige in mano davanti al Gate. Unica compagnia, per niente gradita devo dire, lo spermatozoo imboscato che non stava zitto un attimo fumando in continuazione. Quando si accese la luce rossa e qualcuno, a tradimento, mi infilò un razzo acceso nel culo, capii immediatamente che, la fuori, non sarebbe stato per niente facile. Partii ad una velocità supersonica, spinto, oltre che dal razzo, da una specie di tsunami fatto di acqua e sangue. Nuotavo disperatamente e per un attimo riuscii ad attaccarmi ad un qualcosa di turgido, proprio sulla soglia del cancello, che non conoscevo ma che poi, negli anni, avrei frequentato parecchio e con grande soddisfazione. Dondolai per un tempo che parve infinito, poi persi la presa e la corrente mi trascinò via. Ricordo ancora le ultime parole dello spermatozoo che mi urlava: " Vai! Vai coglione! Scusa la metafora ma sappi che io non ho colpa. Sono un disertore, io!".
Quando le acque si calmarono e giunsi, stremato, sulla spiaggia, il loden era completamente zuppo, la sciarpa tutta annodata al collo. Poco dopo, portata da un'onda anomala, una delle valige mi piombò sulla testa, l'altra non si trovò più.
Ad aspettarmi, sulla battigia, una signorina vestita di bianco con un cartello in mano.
Sopra c'era scritta una serie di numeri: 19.05.58 ma non erano per il Lotto.

sabato 21 aprile 2012

Il macellaio.



Nella piccola cittadina ad ex vocazione balneare, ormai travolta dalla malinconia, si preparavano le elezioni amministrative. La campagna elettorale stava entrando nel vivo.
I contendenti contendevano a colpi di slogan.
C'era chi dichiarava spudoratamente il suo appassionato amore per la città sognando di schiantarla definitivamente, chi voleva camminare insieme con chiunque avesse dei piedi disposti a seguirlo ovunque pur non sapendo minimamente quale direzione prendere, chi voleva cambiare tutto, ringiovanire il Consiglio Comunale presentando una lista dove la media età era intorno ai settant'anni.
E poi c'era il macellaio.
Aveva il figlio in lizza da qualche parte, dove non lo sapeva nemmeno lui ma caldeggiava, incitava al voto per il figliol prodigo. Voleva assolutamente che venisse eletto così, sperava, finalmente, una volta entrato ufficialmente in politica, sarebbe diventato carnivoro. Lui, uomo da sempre dedito alle carni, avrebbe preferito persino un figlio gay, negro ed ebreo piuttosto che un vegetariano come era il suo bambino. Così, coltivando questa speranza, andava proponendo a tutti i suoi abituali clienti, in cambio di un voto di preferenza, 100 Euro da scegliere tra vari tagli di pregio. Filetto, lombata, sottofiletto, carrè. E poi salsicce, petti di pollo e di tacchino. E ancora arrosti, cotechini, trippe, cotenne, lingue, cervella e balle di toro. La notizia volò di bocca in bocca, in un periodo che prevedeva una prossima, probabile grande fame non fu difficile. Tutti si precipitarono alla macelleria ed accettarono lo scambio, una promessa contro della ottima carne da cuocere su fornelli, nei forni, nelle pignatte e su gigantesche grigliate. Nelle vie del centro cominciò a scorrere un fiume di sangue proveniente dalla macelleria sottoposta ad un enorme lavoro di macellazione a causa dell'esorbitante richiesta. La coda dal negozio giungeva ormai al capoluogo di Provincia e molti, saputa la notizia, si finsero elettori, pur appartenendo ad altri Comuni. Da lì il passo fu breve, in un attimo l'intera popolazione nazionale si riversò nella cittadina promettendo il voto al figlio del macellaio. Gli stabilimenti balneari stravolti da tanta improvvisa, insperata presenza aprirono in anticipo la stagione allineando sdraio, lettini ed ombrelloni sebbene il tempo non fosse favorevole. A nessuno, però, interessavano i bagni di mare, ne le spiagge, tanto meno gli aperitivi della Cantinetta. Tutti volevano la carne urlando fedeltà a vita al figlio del macellaio. Alla fine dovette intervenire l'Esercito a contrastare l'altro esercito di affamati. Partirono anche quelli dell'Arma per Arma, ma sbagliarono strada e non arrivarono mai. Ci furono tafferugli, incendi di cassonetti strapieni di carcasse di ogni sorta di animale, barricate.
Alla fine il macellaio si arrese, dichiarò fallimento e morì di crepacuore. La gente, delusa, tornò a casa portando con se le ultime fette di prosciutto crudo.
Il figlio non fu eletto e, per la rabbia, rinnegò il padre.
Ancora oggi, quando va a trovarlo al cimitero, porta sempre con se una bella, voluminosa insalata mista.

lunedì 16 aprile 2012

L'uomo con le pinne.



L'uomo con le pinne passeggiava le vie del centro mulinando le braccia possenti urlando come Weissmuller. Cercava la sua liana o un alligatore qualsiasi con cui battersi all'ultima squama. Trovò un armadillo, comodamente seduto ad un tavolo di un bar, che leggeva un trattato di Rifkin sulla terza rivoluzione industriale sorseggiando un caffè lungo ma ristretto.
Al tavolo vicino c'era un grillo. Uno grosso, grasso, con i capelli grigi e ricci. Un grillo parlante, di quelli che parlano parecchio, forse troppo. Intorno era il silenzio, tutti ascoltavano, forse troppo.
L'uomo con le pinne strappò da sotto al culo di una ricca signora, con un canotto al posto delle labbra, la sedia sulla quale poggiavano le sue vissute chiappe e si accomodò alla destra dell'armadillo. Intanto il grillo continuava il suo show strappando, ogni tanto, una risata, un applauso a chi passava.
L'uomo con le pinne disse ad alta voce:" Però, in gamba l'amico! Riesce persino a far ridere sparando cazzate in un momento come questo dove ci sarebbe spazio solo per le lacrime."
L'armadillo, alzando gli occhi dal suo libro, lo guardò e disse:" E' solo un coglione che parla a vanvera. Un comico d'avanspettacolo, un qualunquista. E' il vecchio che avanza, che non si arrende mascherandosi ora da volpe, ora da gatto. Sempre la stessa storia che si ripete. Niente di nuovo sotto il sole ed oggi è pure nuvolo."
Poi finì il suo caffè, si alzò e, facendosi largo tra la folla con le sue unghie scavatrici, si allontanò.
L'uomo con le pinne gli andò dietro nuotando un perfetto crawl.
Dei due nessuno seppe più nulla, si persero nella notte dei tempi.
Del grillo, invece, negli anni che vennero si sentì ancora parlare parecchio.
A sproposito, naturalmente.


giovedì 5 aprile 2012

Game Over.



Quando l'uomo, la mattina dopo, intinse il pennello di setole innaturali nella ciotola bucata, il sapone da barba era svanito, la barba scomparsa. Al suo posto, sul suo volto, una stola di volpe argentata. Sorpreso dalla morbidezza del nuovo pelo, dopo averlo lisciato per un paio di minuti, decise di non raderlo. Pensò di cotonarlo ma, non sapendo come fare e, soprattutto, non disponendo di bigodini, optò per una generosa passata di gel. Lo specchiò inorridì appena vide l'opera compiuta, rifiutò di rifletterla, andò, di proposito, in Tilt e, subito dopo, decretò il Game Over. Si spensero le luci, tacquero le voci e qualcuno sussurrò:" Vuoi ballare con me?". Era il pesce rosso, rimasto solo, nella vasca da bagno colma d'acqua che parlava, ammiccando e nuotando in stile Esther Williams.
" Grazie, preferisco di no. Non ballo il tango, nemmeno la mazurka e non mi parli del valzer lento, per favore!" rispose l'uomo.
Il pesce rosso non si offese, semplicemente rimosse il tappo tirandone la catenella con una delle pinne e, trascinato dalla corrente, scomparve nello scarico. La vasca si vuotò in un attimo, rimasero soltanto delle tracce di bagnoschiuma Vidal e un cavallo bianco che correva sul fondo. Il rumore degli zoccoli era insopportabile, i vicini d'appartamento presentarono lamentela urlata all'amministratore del condominio. Questi rispose che avrebbe subito provveduto inviando in loco un tecnico esperto maniscalco. Non bastò, ci vollero sette cowboys, un pistolero ed un sosia di John Wayne per risolvere la questione. Alla fine tornò la pace e a tutti venne offerto da fumare. Il calumet fece il giro completo del palazzo, il mondo andò a dormire.
Come sempre tutto è bene quel che finisce bene.
Anche il gatto di casa rimase contento.
Per uno strano scherzo del destino o, più probabilmente, per errore di un idraulico, lo scarico della vasca finiva nel bidet.
L'astuto felino ne era al corrente e da tempo aspettava sornione che qualcuno tirasse il tappo.
Il pesce rosso lo ignorava e l'ignoranza, a volte, può essere fatale. Ad esempio non sapere da chi e con che denaro venga ristrutturata la tua villa di campagna situata in un bel sito può portare alla rovina soprattutto se, in famiglia, hai un trota.
E l'idraulico?
Da tempo ha cambiato mestiere, chiavi inglesi e tubi rotti lo rendevano triste.
Oggi è un discreto ballerino di tip tap su moquette piuttosto noto tra gli acari.


martedì 20 marzo 2012

Uno a caso.


Marta entrò nell'ascensore trascinando la borsa della spesa e la sua ansia. Fissò un poco la tastiera poi premette un bottone, quello più in alto. L'elevatore partì, destinazione ultimo piano, l'unico. Quando la corsa finì, le parve breve, troppo. Decise di rifarla. Tornò al pianterreno, le porte si aprirono dolcemente ma lei non si mosse. Una coppia di anziani chiese il permesso di entrare, lei disse - No, per favore. Devo pensare.- Le porte si richiusero soft, il tempo passò.
Due anni più tardi ci fu un maremoto ma in un altro posto, un'altra storia, lontana.
Un mese prima una lampadina, quella centrale, dell'immenso lampadario a gocce piazzato da sempre sopra la sua testa, si spense.
- Bruciata.- si disse.
I giornali riportarono la notizia, in prima ma anche in ultima pagina, con grande risalto, c'era poco da scrivere in quel tempo ma quel poco valeva qualcosa. A volte il niente è quasi tutto.
I vicini descrissero Marta come giovane brava ragazza anche se aveva cinquant'anni, fumava Toscani e portava, da sempre, solo pantaloni.
Un cugino pretese di avere in ricordo il suo conto in banca ma lei possedeva soltanto un libretto postale. Il cugino non lo seppe mai, il nonno ne rise. Lo fece soltanto per mostrare alla gente la nuova dentiera.
Il gatto riempì un sacchetto con scatolette di cibo per gatti e si mise in cerca di una nuova padrona. Non la trovò mai, le riserve finirono, i topi gli erano indigesti, morì di fame.
Venne trovato un mazzo di rose rosse, l'accompagnava un biglietto:- Ti amo! O meglio ti amerei se mi ricordassi chi sei. Purtroppo ho l'Alzheimer. Perdonami ma anche no, se vuoi.-
Alla fine qualcuno chiuse l'appartamento. Murarono la porta non accorgendosi che era quella dei coniugi Zanellato. Staccarono anche il campanello per evitare che qualcuno suonasse del jazz.
Passarono altre tre settimane, poi passò la quarta.
Il mese finì.
Era uno lungo trentuno giorni.
Uno a caso, forse marzo.

domenica 18 marzo 2012

L'aviatore.


Quel giorno decise di volare.
Prima di farlo volle mettere le cose a posto.
Cominciò facendo a pezzetti carta d'identità e scheda elettorale e le gettò nel camino. Mentre il fuoco riduceva in polvere i suoi effetti personali, andò in camera da letto, aprì e svuotò l'armadio quattro stagioni, tre erano completamente vuote, e tornò indietro con un mucchio di vestiti che lasciò cadere tra le fiamme. Poi ritornò sui suoi passi brandendo un'ascia e prese a colpire con forza l'armadio. Quando ebbe finito, del quattro stagioni non restava che un mucchio di pezzi di legno, praticamente un riassunto confuso, un puzzle impazzito di un intero anno, fino ad un attimo prima ordinatamente appeso a stampelle e accuratamente disteso, piegato in cassetti e ripiani. Bruciò tutto e nel farlo si sentì improvvisamente più giovane. Guardandosi nel grande specchio appeso in fondo al corridoio ne ebbe conferma. Era effettivamente ringiovanito almeno di dieci anni. Prese coraggio e continuò l'opera di distruzione di tutte le sue cose. Sfasciò tutto quanto gli era più caro, i dischi e il giradischi, la chitarra ed il pianoforte, strappò le fotografie, lacerò i quadri appesi alle pareti, ruppe la sua amata collezione di portauova e quella di tazzine da caffè che, testardamente, aveva messo insieme negli anni pur non avendo mai bevuto, in tutta la sua vita, un caffè. Non ne sopportava l'aroma. A lui piaceva il tè, quello con il filtro, come le sigarette, con una bella fetta di limone, naturalmente. Perse un po' di tempo pensando al tè e lo fece in inglese. Poi ricominciò a sfasciare tutto, partendo dalla cucina dove non si salvò nemmeno un accessorio, per giungere, a fine giro dell'appartamento, in bagno dove ci volle una certa forza per divellere i sanitari compresa la vasca da bagno.
Quando emerse da una nuvola di polvere, dando uno sguardo tutto intorno, capì di aver completato l'opera.
Si sentiva rinato.
Ora era pronto, poteva finalmente volare.
Cercò di muovere i primi passi verso l'ampia finestra del salone ma si accorse, con grande stupore, di non riuscire a camminare, anzi non stava proprio in piedi. Procedeva lentamente a carponi ed il corridoio gli pareva infinito. Le pareti erano altissime, le finestre lontanissime. Voltandosi notò lo specchio, ora enorme, in fondo al corridoio e vide se stesso riflesso. Nel vedersi, bambino, gli venne da urlare ma, dalla sua bocca spalancata, uscì solo un vagito stizzito. Poi, succhiando un pollice, si calmò.
- Effettivamente sono ringiovanito parecchio, forse un po' troppo - pensò.- OK, vorrà dire che ricomincerò tutto daccapo!-
E da grande?
- L'aviatore, naturalmente.-

mercoledì 14 marzo 2012

L'orco e l'architetto giapponese.




- Ci sono due ubriachi, quattro puttane, una maga indiana che si fida solo di Perlana.
C'è Tosca, c'è Fosca, su quella tenda una mosca.
C'è un appuntamento, un treno, un biglietto di sola andata per qualcuno. Una canzone triste suona, da un vecchio giradischi, in un appartamento.
C'è un cielo con due lune, un gatto, un matto, un cappellaio strano, strafatto, parla col vento e tutto quello che dice è un tormento:
" Lo vedi come il mondo sta cambiando, tu sogni e, intanto, lui sta girando."
La radio ha in onda il mare, il mare in un cassetto, mi rado e non mi pare che tutto sia perfetto.-
Così pensava l'orco sgranocchiando l'ultimo bambino cattivo mentre beveva il suo Martini. Quando ebbe finito, guardandosi in uno specchio, la bocca sollevò dal fiero pasto; gli piacevano parecchio le imitazioni e quella del Conte Ugolino era la sua preferita. Poco dopo digerì rumorosamente espellendo dalle fauci, leggermente arrossate a causa di un fastidioso mal di gola, un fiotto di sangue che tinse di un bel rosso vivo un'intera, bianchissima parete del moderno loft nel quale viveva. Lo aveva creato, appositamente per lui, un noto designer giapponese.
" Ecco quel che mancava!"- disse soddisfatto ammirando l'enorme macchia rossa che andava espandendosi sulla parete - "Sti cazzo d'architetti, designer del mengamanga, giapponesi. Ancora fissati con la new age, tutto bianco e toni del grigio. Porca puttana! Un po' di colore! Finalmente! E voleva pure che io lo pagassi. Sempre lì a strillare, a sventolarmi sotto il naso la fattura. Pure l'IVA pretendeva. Col cazzo, brutto muso giallo imbottito di sushi!".
Mentre urlava queste ultime parole venne colto da un certo languorino e si diresse verso lo spazio cucina dove c'era un enorme freezer. Alzò il coperchio, infilò un braccio e prese una gamba.
"Sarà perfetta, una volta scongelata, allo spiedo." - disse soppesando attentamente l'arto - " Patate al forno e germogli di soia per contorno. Innaffierò il tutto con del buon tè verde e dell'ottimo sakè a fine cena. Si, perfetto. Stasera si cena all'orientale. Giapponese, per la precisione.


martedì 13 marzo 2012

Alice nel paese delle maniglie.



Alice nel paese delle maniglie.
Che storia fantastica!
La protagonista, Alice Appunto, non appunto come appunto ma appunto come cognome, incontra sulla sua strada, che dire tortuosa è poco, ma anche in quella di altri, che definire di altri è inutile, infinite porte piene di maniglie di ogni foggia e colore, molte costruite proprio a Foggia alcune a Colore. La più bella di tutte viene da Katmandù, probabilmente l'ultima forgiata laggiù. Ogni porta è dotata di un centinaio di maniglie e solo una può aprirla. Alice Appunto le prova tutte, tutte e cento per ogni porta. Quando muove quella giusta, la porta cigolando scortese si apre su di un'altra porta e poi su di un'altra ancora e poi ancora e ancora e ancora. Lei non si stanca e continua, continua, continua.
Così, passando da una porta all'altra girando migliaia di maniglie, la fiaba si dipana, poi spiana ma dopo un po' ripiana.
Naturalmente, alla fine, tutti vissero felici e contenti.
Il lupo cattivo? Mangiato da Biancagreve ed i 7 nani alti. Dispiace, il povero animale non era previsto nella fiaba ma nessuno ha avuto il coraggio di far notare l'errore a Biancagreve e, soprattutto, ai 7 nani alti, notoriamente piuttosto laboriosi ma anche particolarmente suscettibili se presi di petto, ammesso che si riesca a trovarlo.
Il cacciatore? Cacciato.
La bella addormentata? Un' incurabile sognatrice.
Capuccetto Rollo? Una drogata.
Hansel e Bretel? Stilisti di accessori d'abbigliamento.
Il gatto con gli stivali? A rifare i tacchi.
Peter Pan? Invecchiato, con la barba bianca, lunga, incolta e sordo ad ogni campanellino.
Il Corsaro Nero? Perso nella notte buia.
Pinocchio? Meglio non dire.

Alice nel paese delle maniglie.
Che storia fantastica!

martedì 28 febbraio 2012

Il fumo fa male.

video
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