sabato 2 giugno 2012

Il passaggio a livello.



Il passaggio a livello era chiuso.
Appoggiato alla sbarra, in etilica attesa, un ubriaco. Dietro di lui nessuno.
Dopo un anno le sbarre erano ancora abbassate, l'ubriaco sempre lì. Dietro di lui la folla.
Al di qua del passaggio a livello si era creata una comunità, al di là c'era solo campagna.
Un, allora, giovane veneto, di cui non farò il nome, Giorgio, in procinto di intraprendere una vita dissoluta, giunse in bicicletta e, zigzagando tra la gente, si accostò all'ubriaco e gli strinse la mano. Poi passò sotto alla sbarra ed attraversò i binari. Il gesto non passò inosservato, l'intera comunità ne restò scossa. Il venditore di rose pakistano vide nell'insano gesto un grave pericolo per la sua attività, se tutti avessero fatto lo stesso chi avrebbe più comprato una rosa? Il prete ebbe improvvisa paura di non avere più nessuno all'ora della Messa già così poco frequentata, il proprietario del chiosco " La Cantinetta" temette di dover chiudere baracca e burattini e, soprattutto, colto dal terrore, cominciò a pensare a chi mai avrebbe potuto affibbiare le amate olive taggiasche made in china che accompagnavano gli aperitivi. Il folto gruppo di pensionati come avrebbe passato il tempo, senza spendere quasi nulla, se il chiosco avesse chiuso? Gli intellettuali a chi avrebbero dispensato il loro intelletto? I genoani dove sarebbero andati? Non certo a Napoli, dove qualcuno favoleggiava di un passaggio a livello chiuso da più di cinquant'anni, là c'erano solo napoletani, nemmeno gemellati. Le signorine grandi firme, e le signore grandi taglie, dove avrebbero consumato i loro caffè macchiati con latte caldo ma anche freddo? Ed il negro che con la sua enorme mazza suonava i tamburi contemporaneamente raccogliendo caucciù che fine avrebbe fatto?
A risolvere tutto ci pensò l'ubriaco. Pensando di poter imitare impunemente lo scaltro giovane veneto, di cui non farò il nome, Giorgio, si lasciò cadere a terra e strisciando decise di attraversare i binari proprio mentre sopraggiungeva l'unica Freccia Rossa che sarebbe mai transitata da quelle parti, naturalmente per un errore del macchinista. Dopo che l'intero treno, appunto veloce come una freccia, fu passato, del generoso etilista non rimaneva molto e quel poco venne subito coperto da mani pietose leggermente schifate, con fogli di giornale. Il giorno dopo, sulla cronaca locale nemmeno una riga. In fondo nessuno ritenne necessario portare il caso sul giornale visto che solo poche ore prima, il medesimo, vi era finito sotto. A seguito del malaugurato incidente il passaggio a livello restò chiuso in eterno e tutti vissero, al di qua, felici e contenti. Solo il giovane veneto, di cui non farò il nome, Giorgio, restò al di là. Ancora oggi è là, con la sua bicicletta, i baffetti da sparviero, con quella faccia da straniero, un po' pirata, un po' signore, protagonista dell'amore.

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