sabato 24 dicembre 2011

Lettera a Babbo Natale.


Caro Babbo,
comincio con il chiedere un favore:  quest’anno non calarti giù per il mio camino. Da un paio di mesi l’ho affittato ad una famiglia di precari, padre, madre e quattro figli, gente semplice che conduce una vita frugale, riservata e che non ama essere disturbata.
Ti prego quindi di voler entrare dalla cantina.
Lì, tra botti e damigiane, troverai il solito albero con palline e luci colorate sotto al quale potrai lasciare, senza problemi, le cose semplici che ti ho chiesto nella mia tradizionale letterina allegata, ovvero un miliardo di euro in biglietti di piccolo taglio, l’isola caraibica popolata, esclusivamente, da splendide fanciulle, diverse per razza e colore, poco vestite e di facili costumi e un pupazzo con le fattezze del  ministro Giarda, mi raccomando le orecchie, da tenere sul comodino per rallegrarmi, appena alzato, la giornata, più un po’ di latte, del caffè caldo, una spremuta d’arancia e due croissants ripieni di marmellata d’albicocca, così che io possa, mentre conto i soldi, fare colazione.
Ti prego, una volta tanto, di essere preciso e di farmi avere i regali che ti ho chiesto.
Non fare come al solito, non ti confondere come è successo negli ultimi anni che mi hai portato solo debiti da pagare, tasse, partiti politici di merda, governi assurdi, Premier, a dir poco, imbarazzanti.
Un’ultima cosa: da cinquantatreanni ti aspetto ogni notte di Natale e da cinquantatreanni ti vedo arrivare su quella dannata, scassata carretta trainata da una muta di renne stordite e spelacchiate, con indosso quel vecchio, rattoppato vestito e con quella lurida barba che di bianco non ha più nemmeno un pelo; non sarebbe ora di radersi un poco, cambiare stilista e mezzo di locomozione?
Per quest’ultimo ti consiglio un nuovo modello Fiat, voluto da Marchionne, che, come da tradizione, per la nota casa automobilistica torinese, assomiglia poco ad auto ma parecchio ad una slitta.
Datti da fare Vecchio Nat, i tempi cambiano e Dio solo sa quanto ci vorrà per mettere a punto l’orologio.
Ora ti lascio Babbo Babbione, scusami ma suonano alla porta.
Deve essere la Befana.
Ho sentito, ieri, al telegiornale che il carbone, firmato Dolce e Gabbana, quest’anno, lo consegna in anticipo.

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